Esperienza di volontariato

Vorreste del mate?

L’esperienza in Argentina di un gruppo di giovani modenesi con il gruppo missionario animazione-formazione,

da Suor Damiana, Simona, Francesca, Giulia, Martina e Matteo

Valigia: fatta! Zaino: fatto! Regali per il Dia del niño: presi! Perfetto, si parte! Solo quattordici ore di volo per andare alla fine del mondo e ci siamo. Argentina, Buenos Aires, villa Corina state pronti, noi stiamo arrivando: senza sapere cosa aspettarci, ma con tante domande e con mille emozioni che si rincorrono nei nostri cuori, pronti ad accogliere tutto. Prima tappa: casa delle Hermanas de la Caridad.

Le suore ci accolgono con tantissima gioia e, mentre attendiamo le famiglie che ci ospiteranno, ci offrono il primo pezzo di torta e il primo tè in suolo straniero. Poi ecco suona il campanello, entrano i primi genitori e fratelli, parlano in castellano (nessuno di noi lo sa parlare, speriamo di farcela!), si presentano e finalmente sappiamo chi sarà la nostra famiglia durante questa esperienza. Ognuno è in una casa diversa, è ora di mettersi in gioco, non possiamo nasconderci nel gruppo, bisogna iniziare a parlare e vivere a villa Corina: il programma è ricco e pieno di iniziative, non saremo mai fermi. E invece… ci sbagliavamo, abbiamo tempo per fare tutto con calma, qui non esistono la fretta e la frenesia a cui noi siamo abituati. Al Campito i bimbi ci aspettano, appena ci vedono ci corrono incontro, ci abbracciano, ci travestono, saltiamo la corda, balliamo e cantiamo: tra il laboratorio di arte, le lezioni di taekwondo, il corso di musica e tante partite a calcetto le giornate volano!! Pian piano la conoscenza della lingua migliora e così riusciamo a comunicare meglio, ormai abbiamo ritrovato la nostra normalità!!

Impariamo a lavorare la lana con i ferri e all’uncinetto (anche Matteo, l’unico ragazzo del gruppo, insieme al suo “fratello argentino” Uriel: ormai anche lui è uno di noi), a dipingere, aiutare le signore della Caritas e le famiglie pilota del progetto alimentare. Abbiamo fatto esperienza di una presenza educativa da parte della comunità cristiana e delle suore: ogni progetto, ogni intervento, ogni scelta fatta guardano a tutta la persona. Non è sufficiente dare il pane, occorre educare ad un’alimentazione sana, corretta, benché sobria. E non basta rispondere ai bisogni materiali: stando lì per un po’ di tempo ci si accorge subito di quanto bisogno ci sia di affetto, di amicizia, di potersi fidare di qualcuno, di punti di riferimento, di Dio. Una delle esperienze che ci ha colpito di più è stata la visita agli infermi nelle loro case: queste persone si commuovevano nel vedere che qualcuno si fosse ricordato di loro.

Ci hanno raccontato la loro storia e qualcuno ci ha mostrato album di foto della loro vita. Ci hanno chiesto di pregare con loro. Tutti ci conoscono e per la strada mentre camminiamo ci salutano, ci danno un bacio sulla guancia e ci chiedono come stiamo, ci invitano a casa loro per un caffè (molti hanno origini italiane) o un buon mate e qualcosa da mangiare. Già, il mate: il filo conduttore di questa esperienza! Nessuno di noi lo aveva mai provato. Il mate non è una semplice bevanda, ma un rito che dice “relazione”: quando arriva un ospite in casa, quando tuo papà torna a casa dopo una giornata di lavoro, quando si sta in compagnia di amici o durante un’attività. Insomma è sempre il momento giusto per un … bicchiere di mate. E’ un momento di pausa dal mondo, dove tutto si ferma intorno al padrone di casa e il suo thermos di acqua calda; si condivide non solo una bevanda, ma pensieri ed emozioni che partono dal cuore con coloro che sono attorno al tavolo.

Le Hermanas sono parte integrante della vita a villa Corina, hanno creato negli anni una grande comunità cristiana unita, presente: ci hanno colpito molto la loro dedizione e la loro tenacia davanti agli ostacoli quotidiani. Chi bussa alla loro porta trova sempre un punto di riferimento e tante mani e braccia aperte pronte ad accogliere e a sorreggere. Un grande “grazie” va alle famiglie che ci hanno accolto: ci hanno fatto sentire subito come a casa e ci hanno trattato come dei figli. Sentivamo che ci volevano bene!! E’ stata dura salutarci l’ultimo giorno!! Siamo stati accolti come missionari, ma se il missionario è colui che annuncia la Parola di Dio, ringraziamo la comunità di Corina perché attraverso tutto questo ci ha manifestato il volto di Gesù.

E ora, ad ad alcuni mesi dal nostro ritorno in Italia, la domanda si fa insistente: cosa ne abbiamo fatto di Corina? L’esperienza di queste tre settimane è semplicemente un ricordo o una foto (tante, tantissime foto) nell’album delle esperienze? O qualcosa in me e nel mio modo di vivere è cambiato? Quale scelta ho preso sul serio, al ritorno da Corina, perché la mia vita faccia un passo in più?

Testo originale si trova in http://www.nostrotempo.net/vorreste-del-mate/

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