Echi della missione in Albania

La missione significa amore e compassione

“La carità è paziente, è begnigna la carità, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse…” (1 Cor 13: 4-5). Questo è quello che hanno provato a vivere

 5 giovani maltesi che dal 20 luglio fino al 3 agosto hanno organizzato insieme alle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret in Albania un campo estivo a Vela, un piccolo paese sulle montagne. In quei giorni hanno avuto anche la possibilità di visitare delle famiglie di Rubik dove le suore hanno una comunità. Alcuni giovani hanno vissuto cosi quest’esperienza:

“L’esperienza vissuta in Albania per me significa amore e compassione. Queste erano le fondamenta di tutte le attività che abbiamo fatto. Nel campo estivo c’erano bambini di diversi caratteri ed età. Tutti pieni di energia ed entusiasmo. Hanno condiviso con noi la loro semplicità e la gioia in ogni cosa fatta…sia nel canto, nel ballo, nella recitazione e nei giochi. Attraverso questi bambini abbiamo potuto vivere l’unità nella diversità e anche se qualche volta è molto difficile ma si è possibile vedere Dio negli altri”. Kathleen Spiteri.

 Prima di andare in Albania guardavo la povertà con occhi diversi. Pensavo che tutte le persone povere sono persone contente perchè così ho sempre sentito dire da chi ha fatto un’esperienza in Africa o in Asia. In Albania la povertà è diversa. Quando parlavo con alcuni giovani del posto potevo vedere tanta tristezza perchè si sentono  soli perchè le loro famiglie non possono pagare per la loro educazione, per la salute o per avere semplicemente le cose basiche della vita. È stata un’esperienza che in me a cresciuto l’amore, la gioia, il coraggio, la speranza e la fede in Dio. Volevo condividere soldi con le persone che abbiamo incontrato…ma non erano mai abbastanza. Ma ho condiviso con loro la gioia e la gratitudine che avevo nel cuore perchè stavo con loro”. Tiziana Farrugia.

 “ Quest’anno per me è stata la mia seconda volta in Albania, in particolare a Rubik ed anche quest’anno ho fatto quest’esperienza insieme alle Suore della Carità. Abbiamo visto molti tipi di sofferenza e questo per me è sempre uno dei momenti più difficili, sopratutto perchè mi sentivo impotente di fronte alcune situazioni. Una domanda che mi chiedevo sempre è: come si può parlare di Dio di fronte a tale povertà? Ho imparato, anche  da parte della gente stessa, che la nostra presenza, un abbraccio, un sorriso e il nostro tempo è sufficiente. Un uomo, una volta mi ha detto “la vostra presenza qui ci mostra che Dio non si è dimenticato di noi…grazie”. Melissa D’Amico

 

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