Il progetto GRIOT è nato dalla richiesta di collaborazione promossa da parte di due medici italiani, la pediatra dott.ssa Francesca Pezzolo e suo marito il dott. Mauro Moretti, radiologo, entrambi volontari da anni presso l’ospedale Gala Gala gestito dalle Suore della Carità nella città di Ngaoundal in Camerun. Studiato, discusso ed elaborato dall’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano (Capofila) in collaborazione con la Facoltà di Medicina e Chirurgia e l’Ospedale Universitario Agostino Gemelli in Roma, avente come partner la Fondazione Thouret Onlus e l’Ospedale di Distretto Gala Gala, il progetto è stato selezionato e ha vinto il bando dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.


I lunghi tempi di analisi, di studio e di diagnostica svolti a servizio della popolazione che frequenta l’ospedale Gala Gala, da parte dei due medici volontari e del personale locale, che ben conosce le usanze e le abitudini della gente del luogo, hanno evidenziato un aumento allarmante dei casi di Tubercolosi extra polmonare soprattutto nelle giovani mamme e nei bambini. Una patologia diffusa che sta preoccupando anche le autorità locali e i delegati del Ministero della Salute nazionale del Camerun, i quali hanno già allestito commissioni permanenti per la ricerca sulla Tubercolosi, con l’obiettivo di eliminarla entro il 2030.
Si pone in questo contesto l’avvio del progetto “Gestione clinica, Responsabilità comunitaria, Informazione e Orientamento ai servizi sanitari nella lotta alla Tubercolosi (GRIOT)” e in data 27/05/2024, si svolge un primo incontro sul posto tra l’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, rappresentata dalla Project manager Martina Vitalone, la Fondazione Thouret Onlus, nelle persone dalla Presidente sr M.Luisa Caruso e della Consigliera sr Isabella Ayme, e l’Ospedale Gala Gala, nella persona della Direttrice Generale sr Christine Richard, della Projects Manager sr Claudine Boulan e della responsabile della comunità religiosa, nonché infermiera chirurga, sr Cecile Allarene.
Una volta visitato l’ampio, pulito e ben attrezzato Ospedale, la dott.ssa Martina Vitalone e tutte le suore hanno incontrato l’equipe del personale che seguirà più direttamente il progetto. Il Dott. Guy, direttore Sanitario, presenta i responsabili di tutti i reparti che verranno coinvolti: medicina generale, malattie infettive, diagnostica immagini, laboratorio analisi, ufficio amministrativo, ufficio comunicazioni, e la nuova infermiera specializzata in salute pubblica che seguirà in prima persona le tutte le fasi del progetto.

Dall’incontro è nato un ricco e positivo scambio in cui si sono davvero messe a confronto le linee proposte dall’Università, certamente dettate da studi e ricerche, e quelle invece più concrete e sperimentate nel contesto della regione Adamawa nella quale si desidera operare: perplessità, necessità di maggiore comprensione, ipotesi di interventi, sono stati tutti affrontati negli incontri dell’equipe e anche nei dialoghi con le autorità: ne è conseguito un rafforzato slancio e impegno nei confronti di questo innovativo progetto.
Perché allora non andare anche nei villaggi e incontrare la popolazione che sarà oggetto della sensibilizzazione e dello studio della diffusione della malattia?


L’ultima mattinata, il giorno 31/05/2024, in macchina, con la guida esperta e prudente di sr Christine e la mediazione linguistica e culturale di Benjamine e di Ernestina, membri dell’equipe conoscitori della zona, ha permesso di scoprire un Centro Salute molto povero e bisognoso di sostegno e un piccolo villaggio, molto vivace ed abitato da numerosi bambini, circondato da verdeggianti coltivazioni. L’accoglienza generosa, tipica africana, ha offerto immediatamente una grande ciotola di latte a questi visitatori stranieri. Con molta probabilità si trattava del famoso latte non bollito e non pastorizzato, causa della TB extrapolmonare….conferma che eravamo nel posto giusto! La presenza del latte nel villaggio ha mostrato che quello potrebbe rappresentare un possibile focolaio della malattia, e, di conseguenza, luogo in cui applicare le nostre terapie. Il capofamiglia si è rivelato un ottimo testimone, confessando di essere stato malato di Tubercolosi e di essere stato curato e guarito presso il nostro ospedale. Con tali premesse si è dichiarato ben felice di poter collaborare alla ricerca e alla sensibilizzazione che sarà messa in atto pur di ridurre questa malattia.
Un buon inizio dunque per noi e forse anche per lui, che è talmente contento da offrirci un grande pollo vivo, segno della sua riconoscenza!
Pochi giorni, ma densi di incontri, di chilometri percorsi su strade non sempre sicure, di riflessioni, di molti dialoghi e di tante ipotesi da confrontare; molto lavoro da fare e ancor prima da programmare… ma ora tutto è più chiaro, concreto…. e la gioia è grande!
Dietro quella lunga lista di attività e quell’elenco di numeri, ci sono volti, sguardi, sorrisi….Ora abbiamo compreso che questo progetto potrebbe davvero essere una risposta fattiva ad una vera emergenza.
Martina, sr M.Luisa e sr Isabella partono da Ngaoundal con la promessa di tornarci presto, ma soprattutto con la convinzione di avere compiuto un passo significativo, di essere insieme a sorelle collaboratrici e professionali, attive e appassionate alla missione che aiuteranno a sviluppare al meglio questo progetto per il bene della grande popolazione dell’Adamawa, e magari dell’intera regione.


