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“Giornata mondiale dei malati”

Ogni 11 febbraio, festa di Nostra Signora di Lourdes, un po’ ovunque si celebra la Giornata mondiale dei malati. Un po’ ovunque normalmente, tranne che in Camerun, dove dal 1961 prevale la festa nazionale della gioventù, un’occasione importante dedicata alla celebrazione del potenziale, della resilienza e del contributo dei giovani alla costruzione della nazione… Quindi, quando sono arrivata in Camerun nel 2023, abituata in altri paesi a pregare per e con i malati l’11 febbraio, a offrire il sacramento degli infermi ai parrocchiani… ricordo di essere rimasta un po’ scioccata dal fatto che non se ne parlasse nemmeno, nemmeno una parola, nemmeno un’intenzione di preghiera per loro durante l’Eucaristia… pazienza! Quest’anno l’11 febbraio cadrà di mercoledì, giorno di formazione continua all’ospedale Sainte Jeanne Antide Thouret di Ngaoundal. Formazione in senso lato, e ogni mese proponiamo al personale un momento di formazione umana e/o spirituale, oppure di vivere insieme l’Eucaristia, che il nostro parroco viene a celebrare per l’occasione nella cappella dell’ospedale. Allora gli ho chiesto se quest’anno potesse venire a celebrare la Giornata Mondiale del Malato in ospedale, prima che in città iniziassero le sfilate e i discorsi legati alla festa della gioventù. Ha accettato, anche se l’affluenza sarà sicuramente minore visto che è un giorno festivo… Il tema scelto quest’anno da Papa Leone XIV per questa giornata è: «La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro» .Un invito quindi a gesti concreti di compassione e vicinanza…

il messaggio incoraggia il sorriso degli operatori sanitari, l’attenzione dei medici e la presenza dei propri cari come luci di speranza che danno forza e senso alla vita. Questo mi fa pensare al discorso di Papa Francesco alle partecipanti al Capitolo Generale del 2021: «… sono certo che se riuscirete davvero a vivere la sollecitudine e l’ascolto, sull’esempio delle sante sorelle Marta e Maria, continuerete a dare il vostro prezioso contributo al cammino di tutta la Chiesa… Sempre vicinanza, sempre compassione e sempre tenerezza…». Da molto tempo, quando ero ancora in Europa, avevo preso l’abitudine di pregare durante il tragitto che mi portava all’ospedale e poi alla casa di riposo dove lavoravo, con una preghiera ricevuta durante una formazione sull’accompagnamento dei malati: «Signore, mentre mi mandi dai malati, concedimi di essere per ciascuno di loro il volto della Tua tenerezza, affinché possano incontrare Te attraverso di me…». Ma anche di chiedere a Gesù Cristo, mite e umile di cuore, di rendere il mio cuore sempre più simile al Suo!

La tenerezza, la dolcezza, la compassione, il sorriso… un linguaggio che credo possa essere universale, anche se non si padroneggiano le lingue locali. Non lavorando più, dal 2023, direttamente nel settore sanitario, a volte devo stare attento a «non passare accanto a nessuno con un volto indifferente, il cuore chiuso, il passo affrettato», come dice la preghiera dei nostri cugini Lazzaristi, perché è facile lasciarsi sopraffare dalle preoccupazioni amministrative, disciplinari, finanziarie… e molto spesso bisogna convincersi che anche questo lavoro contribuisce, anche se indirettamente, a rendere possibile l’assistenza, garantendone la qualità, l’igiene, il rispetto del malato… Quindi, l’11 febbraio, invito a manifestare con Sua grazia forse ancora di più «sempre vicinanza, sempre compassione e sempre tenerezza!» ai malati e alle loro famiglie!

Suor Christine Richard, Ngaoundal Camerun