“Le vie della Pace”
Prima di cominciare il corso di Formazione Missionario tenutosi il 9 maggio , Padre Giulio Albanese, nella sua riflessione introduttiva ha insistito sull’importanza di rafforzare la volontà collettiva di proseguire in un contesto di formazione missionaria e geopolitica fondato sulla speranza. Si riconoscono le sfide attuali, rappresentate da conflitti armati e disuguaglianze economiche, ma si sottolinea la necessità di una visione che affronti la complessità della realtà. La speranza emerge quando si rifiuta di vedere la storia come determinata solo dal potere, mantenendo viva la convinzione che il cambio di passo dell’agire umano possa fare la differenza. La responsabilità di costruire relazioni basate sulla giustizia è fondamentale, e la geopolitica deve essere interpretata in modo attento e consapevole, promuovendo un dialogo aperto che abbia come caratteristica la creatività anche nelle periferie. Papa Leone XIV ha lanciato un appello per la pace, esortando i governanti a fermare le guerre e a promuovere il dialogo. Costruire la pace richiede processi a lungo termine e un cambiamento di mentalità. La speranza rappresenta un’intelligenza che non si arrende alla realtà, unendo realismo e immaginazione. Questa sfida è cruciale alla fine di un percorso formativo che intreccia missione e geopolitica. È fondamentale leggere il mondo con la possibilità di un futuro migliore, poiché la storia umana è ancora un libro aperto. Abbiamo la responsabilità di lasciare un segno e rendere conto della nostra speranza. Dopo aver ascoltato gli impegni a favore della costruzione del bene comune è stata affrontata la relazione di Lucio Caracciolo, che si è soffermato su alcune riflessioni sulla pace, definita come dialogo e comunicazione.
Lucio Caracciolo, ha detto che il dialogo rappresenta una garanzia politica, non solo un equilibrio tra forze opposte, ma una premessa culturale che riconosce la pluralità storica all’interno della dinamica sociale. Il concetto di “due” implica il riconoscimento dell’altro nel dialogo, ma questa dimensione è minacciata dall’individualismo e dall’egocentrismo, simboli di una crisi di coesione sociale. È essenziale analizzare le crisi e le guerre teoriche nel contesto attuale, specialmente riguardo agli Stati Uniti. Se non cambiamo questa dinamica, rischiamo di affrontare i conflitti con un senso di impotenza. La crisi dell’Occidente è evidente anche nei rapporti tra Italia, Europa e la Santa Sede. Sono state evidenziate le crisi politiche in corso tra Stati Uniti e Italia, influenzate da decisioni americane, e si è anche fatto riferimento alla crisi di identità presente nell’America contemporanea: sarebbe auspicabile un approccio dialogico che potrebbe migliorare la comprensione reciproca, anche in un contesto di conflitto, anche con particolare riferimento alle implicazioni della relazione in questo periodo tra il Papa Leone XIV e il Presidente Trump.

Ci si è soffermati poi sui temi complessi legati a crisi politiche e relazioni tra istituzioni, in particolare tra la Chiesa e il governo americano. Si è fatto riferimento anche a questioni di moralità e coscienza, con attenzione a eventi storici e politici, come le relazioni tra Obama e i cittadini. Si è concluso con una riflessione sull’importanza della connessione tra l’umanità e il rispetto reciproco. Il magistero di Papa Francesco propone tre vie fondamentali per la pace: Amicizia sociale: principio etico-politico che favorisce una società inclusiva e giusta, che come obiettivo quello di superare la cultura dello scarto e promuovere il riconoscimento reciproco. È essenziale sviluppare una cultura dell’incontro e della cura, al fine di costruire relazioni di fraternità e rispetto. Disarmo e nonviolenza: è cruciale fermare la corsa agli armamenti e promuovere soluzioni pacifiche ai conflitti. La guerra è considerata immorale e non può essere giustificata. È necessaria un’architettura della pace che coinvolga istituzioni sia globali che locali perché sia garantita la giustizia sociale. Superamento del modello di sviluppo attuale: è fondamentale combattere le disuguaglianze e promuovere un’economia sostenibile che rispetti la dignità umana e l’ambiente. Ciò richiede una trasformazione economica e un impegno per la giustizia climatica e sociale, riconoscendo il diritto di tutti a vivere dignitosamente.
Sr Erica Niati
