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…..la tua storia.

Incontro Charles (Kladoum) in un giorno di pioggia a Sarh, seconda città del Ciad, al riparo di una pagoda nel cortile della Casa delle Suore della Carità. Gli ho chiesto di parlare insieme quando ho saputo che ha passato parte della sua infanzia a Balimba, nel Centro per i bambini di strada sostenuto dalle suore. Il Centro fu fondato da un cooperante francese, Gaël Giraud negli anni Novanta, in seguito ad un soggiorno in Ciad presso i Padri Gesuiti. I bambini sono i soggetti più fragili, in un paese dove le famiglie sono molto numerose e le risorse scarseggiano, dove le condizioni di salute e di vita creano moltissimi orfani. Charles ha un sorriso dolce e i modi sicuri di chi vive qui da sempre e sa come muoversi, come trattare con la gente. Conosce la sua fortuna e forse proprio questa consapevolezza è la sua forza. Oggi è venuto all’appuntamento insieme a Jonathan, suo amico e ormai fratello, dai tempi del Centro.

A: Buongiorno Charles, grazie di essere qui a condividere la tua storia. Tu ora hai una vita buona, fai diversi lavori, tra cui l’autista per le Suore della Carità, cosa che ti permette di sostenere la tua famiglia, tua moglie e i tuoi cinque figli. Ma tu sai da dove vieni e non ha mai dimenticato Balimba e i bambini di strada. Puoi raccontarci come sei arrivato al Centro, cosa era successo nella tua vita? C: Sono arrivato al Centro a 13 anni, nel 1996. Quando ne avevo 7 mio padre perse il lavoro e in casa non c’erano soldi. Avevo molta poca attenzione dai miei genitori e speravo in una vita migliore. Allora ho cominciato ad andare spesso al mercato, a cercare soldi per poter vedere dei film che si vedevano li. Al mercato i bambini lavorano per pochi spiccioli e vivono situazioni di grande violenza. Ma avevo paura di tornare a casa perché sarei stato battuto e allora ho finito col restare al mercato anche a dormire. Li i ragazzi cercano la vita, ma non conoscono niente e finiscono per consumare colle e droghe, spinti dal gruppo e dai più grandi. E così si perdono. Fu allora che incontrammo Gaël, il cooperante che ci invitò al Centro. A: Come andò l’incontro col Centro? C: Tutto era ancora all’inizio, un esperimento. C’era diffidenza e timore perché giravano voci che fosse pericoloso, che poi ti avrebbero venduto. Ma noi ci siamo fidati e siamo andati. I primi tempi eravamo in un posto molto bello, dove si coltivavano i manghi e noi li vendevamo e stavamo bene. Ciò che soprattutto ci ha dato la voglia di restare è stata la comprensione, il poter parlare ed essere capiti.

A: Che ricordo ha di quel periodo?

C: Ricordo in particolare un istitutore, Emmanuel, che ora è morto, che è stato tanto per noi, ci capiva come un padre ed è questo di cui i bambini hanno bisogno per cambiare, non di molto, di essere ascoltati. Eravamo circa 30 bambini e ci sentivamo al sicuro, con una casa, anche se alcuni restavano ma altri partivano, cioè quelli che non ce la facevano, che avevano traffici da fare fuori e poi si perdevano. A Balimba abbiamo vissuto i momenti più belli della nostra vita e ora, a pensarci, mi viene da dire che il resto non è niente. Quello che ha contato, per me, per noi, è quel periodo.

A: Cosa le ha insegnato il Centro di Balimba?

C: Mi ha insegnato soprattutto l’inquadramento e l’educazione, attraverso la catechesi e l’amore per gli altri. È proprio quello che cerco di insegnare ai miei figli. Allora avevamo il senso della nostra fortuna, anche rispetto ai bambini che vivevano nei dintorni, che pur avendo famiglia spesso avevano meno di noi. A volte di nascosto portavamo loro dei quaderni e qualcosa da mangiare. Balimba mi ha insegnato l’accettazione. Accettare che la vita va accolta così com’è, con quello che ti dà, e allora tutto il resto non è più un problema!

A: Come lei vive oggi, dopo tanti anni, il Centro?

C: Se oggi vado a Balimba la vivo come se tornassi a casa mia, e se devo essere sincero, sono quasi geloso di chi vive nella capanna che era la mia! E bisogna considerare che i letti che ci sono oggi (letti a castello di legno, ndr) allora non c’erano, c’erano solo i “nap”, tappeti buttati per terra su cui dormivamo anche in dieci, coi nostri vestiti appesi ai fili. Si, solo i fili per i nostri vestiti, proprio come oggi… ma va bene così, ci si adatta e poi la vita continua!

Charles guarda Jonathan, che ha annuito per tutta la conversazione, e sorride. A 18 anni i due hanno scelto, sempre col sostegno del Centro, di seguire un corso di un anno per diventare meccanici. Oggi lavorano entrambi. Ogni volta che c’è bisogno Charles corre ad aiutare, per qualsiasi cosa, la comunità di Balimba, a volte offre la sua testimonianza ai bambini ospitati, a volte nelle scuole, raccontando la sua storia di bambino di strada cui è stato donato un futuro.Gli si inumidiscono gli occhi quando, dopo uno sguardo d’intesa a Jonathan, mi dice: « Pour les enfants de Balimba, tout ce qu’on peut faire, on le fait ! »

Da sapere: Il Centro di recupero dei ragazzi di strada di Balimba fu fondato nel 1995 da un volontario francese, oggi economista di fama mondiale, Gaël Giraud, a Balimba, vicino a Sarh. Egli si accorse che molti ragazzi dormivano nei mercati e vivevano di espedienti, senza andare a scuola. Ebbe inizio così, con poverissimi mezzi, questo Centro, ancora oggi portato avanti da volontari francesi con la partecipazione delle Suore della Carità di S. Giovanna Antida. I bambini accolti a Balimba sono tutti in situazione di vulnerabilità: orfani, trascurati o maltrattati dai loro genitori, venduti come “bambini bovari” agli allevatori di bestiame. Molti di loro sopravvivevano nei mercati, organizzati in bande, rubando cibo, consumando droghe e sfruttati dai commercianti locali. Lo scopo del Centro, oggi gestito da due educatori locali, di cui uno vive sul posto con la famiglia, è di accogliere questi bambini e ragazzi e offrire loro alloggio, alimentazione, educazione e istruzione e la formazione professionale, in contatto con le istituzioni scolastiche e le botteghe locali. Il Centro può accogliere, al momento, fino a 44 bambini. Ben presto, grazie all’impegno delle suore, dei volontari e ai fondi raccolti, saranno costruite a Balimba una sala informatica e una biblioteca.

di Anna Maria Di Brina