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“Giornata Mondiale della Pace”

Il Messaggio del Santo Padre Papa Leone XIV per la giornata mondiale della Pace è un messaggio forte, chiaro e tale da parlare profondamente alle nostre coscienze, perché possiamo diventare testimoni di pace in un mondo che sembra considerare la pace come un orizzonte lontano. Il suo incoraggiamento rafforza le azioni che già, come Suore della Carità e come Fondazione Thouret, stiamo cercando di portare avanti, la vicinanza ai più fragili, alle vittime dei disastri naturali e delle terribili guerre, la promozione della cultura della pace, della solidarietà e della fratellanza universale. Riportiamo qui di seguito alcuni passaggi del ricco messaggio che ci sembrano più vicini al nostro operare e che sentiamo come un invito esplicito a rafforzare e ad allargare la nostra opera. Papa Leone XIV ci richiama ad essere sentinelle nel buio delle tenebre dei nostri giorni, e a portare la luce della pace, una pace costruita con fedeltà, tenacia e perseveranza:

La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. In questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito “terza guerra mondiale a pezzi”, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte. (…) cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino. Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata. È un principio che guida e determina le nostre scelte. Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace. Ci indica la pace di Gesù come modello da vivere e seguire e ci invita ad essere attenti, sensibili e partecipi ascoltatori del dolore altrui: La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici. La grande parabola del giudizio universale invita tutti i cristiani ad agire con misericordia in questa consapevolezza (cfr Mt 25,31-46). E nel farlo, essi troveranno al loro fianco fratelli e sorelle che, per vie diverse, hanno saputo ascoltare il dolore altrui e si sono interiormente liberati dall’inganno della violenza.

Ci invita a promuovere la pace diffondendo la cultura del dialogo, dell’incontro e divenendo comunità di pace, luoghi di pace e di fratellanza: Le grandi tradizioni spirituali, così come il retto uso della ragione, ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è diverso. Oggi vediamo come questo non sia scontato. Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio. Perciò, insieme all’azione, è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture. In tutto il mondo è auspicabile che «ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono».

(…) Occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di «atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana». Se infatti «il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori», a una simile strategia va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala. Ecco allora il nostro impegno a promuovere giovani, soprattutto donne consapevoli del loro valore, della loro dignità e della loro responsabilità nei confronti del loro futuro, del futuro della loro società; a sostenere i diritti di una giusta assistenza sanitaria, una giusta formazione e una giusta educazione per tutti; ecco allora il nostro impegno a diffondere la conoscenza della bellezza di tante culture magari ancora poco conosciute, di stili di collaborazione, di solidarietà. Tutto questo certamente fino ad ora è stato possibile con l’aiuto di tante persone e certamente lo potrà essere con l’aiuto di molti di più. Grazie a tutti voi che ci aiutate a continuare la nostra missione, che sia la missione di tutti noi che siamo chiamati a vivere e a portare la speranza in un mondo nuovo. Buon Anno Nuovo

Suor M.Luisa e tutti i collaboratori della Fondazione Thouret