L’uomo non muore solamente di pane in Medio Oriente ! Per decenni il Medio Oriente è stato una regione di eventi significativi e coinvolgenti, ma gli ultimi mesi sono stati singolarmente violenti e intensi per atrocità, barbarie, ferocia e orrore. Genocidio a Gaza, bombardamenti in Libano, cambio di regime in Siria, esplosione in una chiesa ortodossa nel cuore di Damasco, guerra missilistica tra Israele e Iran. Indubbiamente, le relazioni geopolitiche si stanno ricomponendo danzando sui corpi dei morti, dei feriti e dei bambini affamati.

Cominciamo dalla Palestina...dove i bombardamenti continuano a cadere sul territorio di Gaza. Un territorio raso al suolo da una frenesia distruttiva che ha già ridotto in macerie ospedali, scuole, infrastrutture e ogni forma di vita sociale. D’ora in poi, le forze del male si scateneranno sui corpi scheletrici che fanno la fila sotto il sole cocente, pentole alla mano, per chiedere farina e acqua. Un giornalista ha filmato un bambino di 6 anni che si china sul corpo insanguinato della madre: “Avrei preferito morire di fame piuttosto che vedere mia madre morire selvaggiamente mentre cercava di elemosinare un pezzo di pane!” Morire per un pezzo di pane in una regione in cui il pane è un cibo sacro e sociale è un vero abominio. Il valore simbolico dell’ospitalità, della comunità e della tradizione si trasforma in un’arma nelle mani di chi è sazio. Il terreno è saturo di sangue e le fosse comuni traboccano di corpi sepolti (il bilancio ufficiale è di oltre 50.000 morti)! Questo pezzo di “terra promessa” è diventato un’enorme catastrofe. Eppure, la macchina da guerra continua a essere alimentata e il massacro continua a schiacciare le persone come un mulino schiaccia il grano, sotto lo sguardo assonnato della comunità internazionale.

Benjamin Netanyahu si vanta di guidare Israele su SETTE fronti di guerra simultanei: Gaza, Cisgiordania, Libano, Iran, gruppi sciiti in Iraq e Siria, Yemen per sgretolare l’“asse della resistenza” di cui Hezbollah è un braccio. Nel settembre 2024, il Libano è stato per due mesi teatro di un intenso bombardamento che ha spazzato via interi villaggi nel sud, demolito quartieri di Beirut, bruciato foreste secolari, inquinato le acque dei fiumi, sfollato migliaia di famiglie, rovinato fabbriche e impianti locali e ucciso centinaia di civili. Il cessate il fuoco firmato il 27 novembre ha posto fine al terrore, ma non alle continue violazioni di Israele e alla feroce retorica del Partito di Dio.
In Siria, durante il breve periodo in cui il potere era instabile dopo la fuga di Bashar Al-Assad, più di 300 bombardamenti hanno preso di mira obiettivi militari siriani, calpestando l’accordo di cessate il fuoco del 1974 tra Israele e Siria. Ancora una volta, ripetuti atti di aggressione avvengono senza alcuna condanna internazionale. La Chiesa siriana, la cui missione è assicurare la coesistenza pacifica tra le diverse comunità religiose in Siria, è stata selvaggiamente attaccata da attentatori suicidi nel cuore della capitale. La legge della giungla sta quindi prendendo piede in un Paese logorato dalle sanzioni internazionali e ammaccato dal pugno di ferro del presidente deposto. I cristiani siriani continuano a pagare un prezzo pesante per il loro attaccamento alla loro patria biblica. Possono sperare di essere convertiti dalle forze del male sulla via di Damasco? A questo paesaggio desolato si aggiunge la minaccia nucleare, improvvisamente risvegliata dalla guerra tra la Repubblica islamica e Israele. Dodici giorni di bombardamenti incrociati, missili intercettati nei cieli dei Paesi vicini. Ancora una volta, persone innocenti pagano per la guerra di altri!
Cosa può fare la Carità in questo contesto? È una domanda che mi assilla, vista l’impotenza dell’umanità ad alzare la voce, a raggiungere gli affamati e gli assetati di giustizia e di pace, a denunciare il male che miete vite umane senza pietà. Condividere un tozzo di pane, asciugare una lacrima, strappare un sorriso… sono piccoli gesti insignificanti di fronte alle atrocità delle grandi potenze, eppure portano con sé un’energia sincronizzata dalla fraternità e arricchita dalla solidarietà. Se è vero che “l’uomo non vive di solo pane”, spetta a noi lottare affinché non muoia nemmeno di questo. La Fondazione Thouret, tra le tante, si propone di restituire al pane il suo significato metaforico di amicizia e di vita. Sr Myrna Farah, Roma—Ufficio Internazionale per l’Educazione

