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La Campagna che la Fondazione Thouret ha deciso di sostenere in questo tempo 2023-2025, è rivolta alla promozione della donna e quindi a tutti quei centri e quei progetti che possano aiutare la donna a costruire un suo futuro brillante per lei stessa e per la società.

Da tempo la linea seguita con maggiore attenzione e impegno da parte della Fondazione Thouret, è infatti quella della cura dell’educazione dei piccoli e soprattutto delle donne, che per cultura, tradizioni, credenze sono così spesso discriminate in ogni parte del mondo.

Crediamo fortemente che l’educazione sia il mezzo più efficace per permettere alla donna di esprimere sé stessa e donare al mondo tutte le sue ricchezze per renderlo più umano e più fraterno. È la donna infatti “la colonna vertebrale delle società” (Rita Levi Montalcini), colei che può portarne i pesi, può sostenerne le battaglie e può contribuire al suo miglioramento. Una donna istruita in più, fa bene all’intera società, perché più le donne sono istruite, più rapida è la riduzione della povertà, migliore è la salute materna, minore è la mortalità infantile. È stato inoltre dimostrato che spendere più tempo nei percorsi educativi riduce i tassi di violenza contro le donne.

Ci piace riprendere qui l’immagine proposta da Michela Murgia, scrittrice italiana che definisce il pensiero della donna come un “Pensiero afono”: la capacità di intuire, cogliere, comprendere, meditare, custodire ciò che le è attorno, e di formulare pensieri profondi è propria della donna, ma spesso non è accolta né accettata come espressione. Il suo rimane, in molti ambiti, un pensiero impossibilitato ad esprimersi, e questo non è giustizia. Il silenzio della donna infatti è “un silenzio nutrito di idee” (Dacia Maraini) che non possono essere taciute o nascoste, ma liberate per portare vita.

Ecco allora che nella maggior parte delle missioni in cui le Suore della Carità sono presenti, una grande attenzione è rivolta alle ragazze, alle donne e molti sono i centri di accoglienza a loro dedicati. Talvolta vengono definiti Foyers, altre volte College, altre ancora Asrama, ma sono tutte realtà che pongono al centro la giovane donna, la sua formazione, la sua educazione e la sua libertà di espressione.

La Fondazione Thouret sta sostenendo in questi anni:

  • Il foyer di Sahr e quello di Koumra in Ciad, dove numerose ragazze ogni anno, vivono, si formano e studiano accompagnate da suore che dedicano tutto il loro tempo alle giovani. In questi due centri, in più, le giovani vengono aiutate a crescere nel loro donarsi: insieme alle suore, infatti, cercano di servire chi è maggiormente in difficoltà, come i bambini di strada, i carcerati e imparano così a vivere la solidarietà e la carità.
  • A Rejaf, nel Sud Sudan, una trentina di giovani sono accolte nella realtà chiamata “Our Home”, un centro costruito recentemente nei pressi di una grande parrocchia fondata dai Padri comboniani e che ha lo scopo di sanare le ferite e le sofferenze che la vita dura, la violenza e la guerra, da anni infliggono a tante vite. Le suore, accogliendo queste giovani, offrono loro la possibilità di sentirsi a casa, di sentirsi in famiglia e meglio ancora in un luogo protetto che le tenga lontane dai molti rischi e dai molti pericoli che mettono a repentaglio la loro vita.
  • A Shire, nel Tigray, Nord Etiopia, da pochi mesi le suore hanno ripreso ad accogliere le giovani, dopo i lunghi mesi di grave guerra, che ha colpito la regione. Anche in questo caso le suore accolgono le ragazze ed offrono loro un ambiente sicuro, protetto, donano loro cibo e quanto e’ necessario per facilitare i loro percorsi di studi, sapendo che per ben due anni non hanno potuto frequentare la scuola, ma sono state costrette a rifugiarsi e a nascondersi dagli attentati dei nemici e dei ribelli. La cura cerca di sanare i traumi, che la violenza e degli abusi, a cui le giovani hanno assistito e forse subito, hanno certamente procurato in loro.
  • A Shahdra, in Pakistan, le giovani sono accolte nella casa vicina alla comunità delle suore e alla scuola cattolica che le suore gestiscono. In questo ambiente, per la maggioranza islamico, le giovani sono cattoliche provenienti da villaggi lontani e da famiglie povere che non potrebbero permettere loro di frequentare la scuola. Le ragazze, quindi vivono con le suore, frequentano la scuola e sono aiutate nello studio e nella formazione umana e spirituale.
  • A Sintang, in Indonesia, circa 25 ragazze provenienti dai villaggi lontani e impossibilitate a frequentare le scuole superiori e l’università, vivono nell’Asrama delle suore della Carità. Hanno la possibilità di frequentare le scuole, di essere assistite nei loro studi dalle suore che si dedicano totalmente a loro, ricevono una formazione umana, spirituale e religiosa e, come è proprio della cultura indonesiana, formano un coro polifonico, molto bello che anima periodicamente le celebrazioni nella Cattedrale del paese. Anche in questa realtà le giovani vengono aiutate a vivere la donazione e la solidarietà: con le suore infatti visitano i carcerati della prigione di Sintang.
  • A Pakse, in Laos, da anni le suore sono riconosciute per il servizio sociale molto prezioso offerto a bambini e bambine orfani o abbandonati dalle famiglie: con le suore e con gli altri ospiti vivono veramente come in famiglia, imparano a relazionarsi tra di loro, ad assumersi le piccole responsabilità che vengono loro affidate e a prendersi cura anche degli altri. Frequentano la scuola del paese e vengono aiutati in tutto per la loro formazione. Le richieste per questo servizio continuano ad aumentare, tanto che si sta pensando di aggiungere locali e certamente educatori.
  • A Naidakkavu in India, collegate al programma dei Children for Unity, le suore della carità accolgono alcune giovani nella struttura che permette loro di crescere sotto molti aspetti, come negli altri centri, ma qui, in particolare, anche nella capacità di collaborare o servire donne più anziane e malate che vivono in un’altra ala della stessa struttura. Questa vicinanza permette alle giovani di affinare la loro sensibilità nei confronti delle persone anziane e disabili.
  • A Puerto Triunfo, in Paraguay, in una zona di traffico illecito di droghe, di prostituzione e di ogni genere di illiceità, le suore accompagnano molte giovani donne, formandole, assicurando loro la possibilità di studiare, ma soprattutto donando loro ambienti sicuri in cui possano essere tenute al riparo da forme di malavita. In questi centri le donne sono invitate a tessere legami di solidarietà e amicizia anche tra di loro.

 

Una carrellata di realtà che con varie modalità, in vari contesti, ruotano attorno alla figura femminile e affrontano quella che è una delle più grandi sfide per chi si occupa di educazione: non solo valorizzare il ruolo della donna all’interno della società che, come abbiamo detto, porta benefici in tutti i settori, da quello economico a quello sanitario, ma far capire che, a prescindere, la donna può e deve godere di tutti i diritti riservati anche agli uomini in quanto essere vivente di pari dignità e non solo come aiuto al progresso e all’avanzamento della società. La donna è in ogni fase della sua esistenza portatrice e custode della vita in tutte le sue forme.

Cogliamo questa sfida e con la nostra fondatrice Santa Giovanna Antida consideriamo … “Le ragazze come l’oggetto prezioso del nostro zelo più ardente, della nostra carità più esatta e tenera”.