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Sucre è la capitale costituzionale della Bolivia e sede del potere giudiziario nazionale, ed è il capoluogo della provincia di Oropeza e del dipartimento di Chuquisaca. L’arcidiocesi comprende il dipartimento boliviano di Chuquisaca, ad eccezione di alcune località delle province di Hernando Siles e di Luis Calvo, che appartengono al vicariato apostolico di Camiri. Sede arcivescovile è la città di Sucre, dove si trovano la cattedrale di Nostra Signora di Guadalupe e la basilica minore di San Francesco.

Il territorio si estende su 51.124 km² ed è suddiviso in 50 parrocchie, raggruppate in 5 vicarie episcopali: San Matteo, San Marco, San Luca, San Giovanni evangelista, Vergine di Guadalupe.

Il mondo carcerario è come un semaforo sociale: l’enorme disumanizzazione che avviene e si sperimenta all’interno di ogni struttura carceraria; relazioni dall’esterno verso l’interno e dentro di sé; la povertà educativa a livello sociale e lo sguardo della Chiesa quasi da un’altra parte, tutto questo e molto altro in ambito sociale, è per le suore della carità un grido silenzioso che le interpella e le invita a mettersi in gioco. Santa Giovanna Antida lo ha vissuto e dal suo esempio ce lo insegna quotidianamente…

Come membri della Pastorale carceraria di Sucre (Bolivia), le suore visitano ogni settimana il carcere di San Roque in questa città e, insieme a padre Jose Miguel Marengo, visitano anche le carceri dell’interno del Dipartimento di Chuquisaca.

Nel carcere di San Roque, le suore hanno iniziato nel reparto “Popolazione” (dove ci sono circa 510 detenuti, tutti uomini), un laboratorio letterario intitolato: “Creare e ricreare: la speranza verso la libertà”. Il progetto consiste nell’accogliere nel corso di letteratura chiunque tra i carcerati desideri partecipare. A coloro che frequentano assiduamente e fedelmente, al termine di una unità di percorso, l’autorità penitenziaria consegna un attestato che riconosce la loro partecipazione al percorso educativo.

Tale attestato costituisce per il detenuto una sorta di “redenzione” ciò la possibilità di avere uno sconto di pena. L’obiettivo generale è costituito dalla trasmissione, la riflessione ed l’empowerment dei valori umani che a poco a poco spingano ogni persona a riconnettersi con la parte più ricca e positiva di sé e con il mondo esterno. Un obiettivo è anche quello di impegnare i detenuti in attività culturali.

Aiutarli a crescere nella fedeltà agli impegni assunti; ad avere conoscenza, metodo che consenta loro poi di reinserirsi nella società, di scoprire o riscoprire le proprie capacità; infine anche a trovare lavoro.

Con il contributo di Caritas Italiana, la Fondazione Thouret sta impegnandosi per sostenere questa attività con l’acquisto di cancelleria, libri e materiale didattico vario.