Francesca e Mauro dottori da Chiavari a Ngaoundal
Copre ormai un decennio (e non ce ne eravamo resi conto!), il cammino che ci lega al Cameroun, a Ngaoundal e all’Ospedale “Sainte Jeanne Antide Thouret” di Gala Gala… Un legame che in realtà ha radici più profonde e lontane, iniziato nel 2010 con il lungo periodo di attività medica missionaria di Francesca in Repubblica Centrafricana, nella Diocesi di Bouar, dove le Suore della Carità erano così radicate: offrivano materna ospitalità durante una sosta di passaggio per i complicati spostamenti, erano parte vivace di una Chiesa missionaria con cui si condividevano momenti intensi della Diocesi, erano anche fiduciose pazienti che avevano necessità di cure mediche.. Se una guerra ha spezzato tanti progetti fatti per quella terra, il legame con le Suore della Carità ci ha portato, da neosposi, ad incontrare poco dopo in Italia suor Maria Grazia Delaidini, da poco inviata a Ngaoundal per seguire la costruzione del nuovo Ospedale nel cuore della savana e diventarne la Direttrice… Quegli occhi così azzurri, così carichi di entusiasmo e di attesa sono ancora lì, nei ricordi più cari del nostro cuore, mentre ci chiedeva speranzosa: “Allora, che ne direste di venire ad aiutarci?” E come si sarebbe potuto deludere tale preghiera? E così con l’inaugurazione dell’ospedale di Gala, Gala nel 2016, per il quale abbiamo messo a disposizione anche dal punto di vista burocratico i nostri titoli specialistici, è iniziato il nostro accompagnamento fedele a quella realtà: al fianco delle Suore, dedicando al Cameroun 2-3 mesi all’anno, abbiamo visto crescere l’ospedale come un bambino che muove esitante i primi passi, fino a diventare adulto, seguendone con uno sguardo particolare la Pediatria e la Radiologia, nostre specifiche competenze, ma sempre attenti all’Ospedale nella sua interezza. Sarebbero infiniti i racconti che dovremmo fare per ripercorrere la nostra ricca esperienza e i tanti mesi trascorsi a Ngaoundal… certo ogni volta ogni missione è stata un qualcosa di diverso, che ci ha permesso di entrare sempre più nella cultura, nelle relazioni, nel tessuto sociale e nell’ambiente ospedaliero. Il lavoro in Africa parte sempre da un’osservazione silenziosa e umile del contesto, da una apertura senza pregiudizi ad un altro modo di pensare e di guardare la vita e con quest’atteggiamento ci siamo messi accanto al personale dell’Ospedale per lavorare insieme. Abbiamo imparato anche ad accettare situazioni non semplici, come non dare per scontato che un intervento, anche salvavita, venga accettato dalla famiglia, o come confrontarsi con la cultura dello stregone, che troppe volte strappa via vite, soprattutto di bambini, che altrimenti avremmo potuto curare.
In questo percorso di apertura e accettazione ci hanno aiutato le Suore, fondamentali compagne di strada, ed il personale stesso, che ha condiviso con noi i propri valori, le proprie tradizioni, la propria cultura, mentre si lasciava prendere per mano nella crescita all’assistenza dei malati. Ézéchiel è il primo nome di cui serbiamo memoria nella nostra attività medica: un bimbo di 5 anni con lo sguardo troppo triste per essere un bambino, sempre stanco, sempre anemico… per lui, in quei primi passi mossi in ospedale, attivammo un costruttivo lavoro di squadra che portò dai sospetti nati in Pediatria su una milza troppo malata alla diagnosi fatta in Ecografia con un apparecchio rudimentale, fino all’intervento chirurgico che salvò la vita a quel bimbo e che poi ogni volta suor Maria Grazia ci teneva a farci incontrare per accompagnarne con gioia la crescita…

Sì, Ézéchiel è stato il primo, in quell’ ormai lontano 2016, ma di nomi e volti incontrati e curati a Gala Gala ne serbiamo un grande e ricco scrigno nel cuore, così come con calore custodiamo tutti i progressi a cui abbiamo assistito, le sfide affrontate con le Suore, i progetti, le fatiche, le speranze, fino alla presa di coscienza dell’alta incidenza di casi di tubercolosi extrapolmonare, in particolare nei bambini, di cui non c’era consapevolezza alcuna e che ha dato il via ad un impegnativo, ma costruttivo percorso di formazione fino a renderla oggi una patologia nota, che si affronta quotidianamente e che ha portato anche ad un progetto più ampio, oltre il nostro operato di coppia, sostenuto dall’Università Cattolica. Ma Ngaoundal rappresenta per noi anche una famiglia che con cura tiene sempre custodito il nostro posto vuoto quando non ci siamo e con altrettanta cura ci accompagna durante il nostro tempo vissuto a Ngaoundal, che è la Comunità delle Suore e che pur nel suo continuo dinamismo mantiene fedele quella dimensione di affetto che tanto ci fa sentire a casa e ci fa percepire attesi nuovamente con impazienza, ogni volta che rientriamo in Italia… Così come ormai il nostro posto è custodito in seno all’equipe dell’ospedale, per cui ogni volta si riprende là, dove si era rimasti, come se nulla si fosse interrotto, salvo la gioia di ritrovarsi ancora, ma anche in seno alla popolazione di Ngaoundal per cui ormai, quando veniamo salutati per strada, per tanti siamo “Papa” e “Maman”, appellativo per loro assai carico di rispetto, che ci elegge a figure genitoriali di un intero villaggio, svelandoci quanto tutto questo sia anche un preziosissimo dono alla nostra vita matrimoniale..

E anche ora che né suor Maria Grazia, né suor Marie Michelle, che con lei è stata l’anima pionieristica di quel progetto, sono più con noi, non possiamo che continuare a guardare l’Ospedale di Gala Gala con quello sguardo e quella prospettiva che loro ci hanno insegnato, essendo diventati ormai, in mezzo a tantissimi cambiamenti che negli anni si sono avvicendati, i custodi di quella memoria delle origini. Tutto questo cammino, che con l’amore che davvero si dedica ad una famiglia, continuiamo a percorrere finché sarà possibile, non è però un cammino solo nostro: se è vero che siamo noi quelli che si imbarcano su un aereo sorvolando il deserto e si sporcano concretamente i sandali di terra rossa, non partiamo mai soli; tanta è la condivisione emotiva e spirituale, ma anche materiale, di amici, vicini di casa, parrocchie, gruppi di preghiera o semplici conoscenti, a volte addirittura sconosciuti che semplicemente hanno sentito parlare del nostro impegno, che ogni volta partecipano al nostro andare: noi ci mettiamo le mani che materialmente lavorano ogni giorno per i malati di Gala Gala, ma quelle mani sarebbero piuttosto vuote, se gli altri non le riempissero con la loro solidarietà e non ci permettessero di sostenere anche economicamente le Suore nei loro progetti e nella loro opera quotidiana per la gente di Ngaoundal.
E tra tanti, in questo momento, merita un ricordo particolare Maria, che con la sua famiglia ci ha sempre generosamente sostenuti in ogni missione: un anno e mezzo fa ha perso un figlio, Davide, mancato a 18 anni, per una malattia impietosa e devastante, che se lo è portato via in pochi mesi. Eppure questo grande dolore, vissuto in seno ad una grande Fede, è diventato un seme fecondo: in memoria di Davide, con il contributo della famiglia, lo scorso anno è stato aggiustato a Ngaoundal il pozzo del Centro di Sanità “Sant’Agostina”, che ora può contare su quell’acqua corrente che è vita e salute, e adesso, in questo periodo estivo, mentre Maria, con il marito Matteo si prepara ad accogliere una nuova vita che sta germogliando, si è voluto continuare a rinnovare la memoria di Davide in un saldo legame con la solidarietà, organizzando con il gruppo “Maratoneti del Tigullio” di cui fa parte Matteo, una marcia nel centro storico di Chiavari, la nostra città, che non solo sarà un momento di sport e di festa, ma l’occasione per raccogliere un contributo a sostegno della nuova maternità di Ngaoundal al Centro di Sanità “Pietro Pecora”, in una ideale mano sempre tesa a sostegno della Vita.
Francesca Pezzolo e Mauro Moretti

